TITOLO: Il Filo di Abbas
CONTESTO: Young Fiber Contest, 2017 (primo premio)
LUOGO: Imbiacheria Vajro, Chieri
Tre sintetiche e lineari abitazioni umane – simbolo di quella creazione audace, rischiosa e coraggiosa che è la babelica città degli uomini – pur sembrando prive di aperture, e quindi asserragliate in un orgoglioso silenzio, discorrono insieme attraverso un filo multicolore, organizzato e sovrinteso da un telaio: strumento di attuazione del logos che lo comanda e lo indirizza allo scopo: comunicare
Logos: in greco non è solamente parola, ma è un complesso coagulo semantico, che rimanda alla ragione che sottende e regge dall’interno una struttura, un’organizzazione di elementi, e ne governa i reciproci rapporti in direzione di un tutto che è qualcosa di diverso da una somma di parti aggiunte alla rinfusa, o con un ordine piatto.
Abbas, uomo coraggioso, incontro prezioso, arrivato dalla lontana e martoriata Persia portando in dono il filo protagonista dell’opera. Un filo destinato alla riparazione dei tappeti di quella grande cultura – gemma potente del loro virtuosismo tessile – quindi pensato per rammendare un logos danneggiato.
Rammendare è ricucire un ricordo, rammentare un discorso fitto di trama e ordito: un dialogo che Abbas porta dentro di sé perché il suo popolo e ogni popolo sia libero di essere ed esprimere. Il suo dono diventa simbolo, scintilla originaria, accensione di ogni dialogo – attraverso cui le torri della città possono ri-attraversare le soglie dei propri usci e tornare a parlare.



