(…) quello che mi ricordo di più è proprio il movimento senza sosta delle mani. Parole me ne ricordo, ma se per miracolo dovessi ritornare a quel tempo penso che le mani anche al buio siano capaci di ritornare a fare subito quello che facevano.
E se un nome do a quell’epoca è questo: il tempo delle mani, perché loro agivano e loro parlavano. (…) Allora pensavamo che le mani non sembravano comandate dalla mente, sembrava che comandassero loro la mente. E ogni cosa sembrava avesse voglia di essere toccata e trasformata. Erano mani che inventavano, indovine, mani che medicavano, tristi, allegre, ciarliere. (…) Le mani sono le prime e le ultime parole. 

(Da Sos sinnos di Michelangelo Pira)